La corruzione dilaga, ha sviluppato anticorpi

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La corruzione dilaga, ha sviluppato anticorpi
28 Novembre 2007
Testata news: 

PIERCAMILLO DAVIGO E GRAZIA MANNOZZI SUL CASO ITALIA

La corruzione dilaga, ha sviluppato anticorpi

Il tavolo dei relatori all’incontro promosso dal Rotary Brescia EstVent’anni di corruzione in Italia, dal 1983 al 2002, analizzati in «La corruzione in Italia. Percezione sociale e controllo penale» e ieri sera durante un incontro a Villa Fenaroli di Rezzato con i due autori del libro: Piercamillo Davigo, magistrato e consigliere della Corte di Cassazione, e Grazia Mannozzi, docente di Diritto penale all’Università dell’Insubria di Como. Ad organizzare la serata il Rotary club Brescia Est con altri club della provincia. Dall’analisi compiuta dai due autori, il quadro generale non è certo incoraggiante: «Secondo un analisi di Transparency International, associazione non governativa e non profit che esamina 180 Stati proponendosi di combattere il fenomeno, l’Italia è al penultimo posto in Europa» ha spiegato Davigo. Un fenomeno che «è stato represso poco e male». Un esempio? «A Reggio Calabria in vent’anni ci sono state solamente due condanne per corruzione» ha continuato Davigo che durante la stagione di Tangentopoli faceva parte del pool Mani Pulite.
Dal 1992 ad oggi la situazione non è cambiata però di molto, ha testimoniato Grazia Mannozzi: «La corruzione esiste più o meno come in quegli anni». Anzi potremmo quasi dire che sia peggiorata perché «viene a galla più difficilmente». Inoltre, ha proseguito la Mannozzi, «sembra esserci una corrispondenza biunivoca tra la criminalità organizzata e l’opacità del fenomeno corruttivo»: proprio là dove camorra, mafia e ’ndrangheta sono maggiormente coinvolte nello strato sociale del territorio «troviamo meno procedimenti per questo tipo di reati». Condizione che non interessa solamente il Sud, «ma che è estendibile a molte città del Centro e del Nord: interi distretti di Corte d’Appello sembrano essere rimasti immuni dalla corruzione» ha sottolineato la docente di Diritto penale.
I due autori per analizzare il fenomeno hanno utilizzato soprattutto le cifre costruendo una ricerca empirica rigorosa analizzando anche la reazione degli organi di controllo.
A Brescia 118 casi in venti anni, «ma può essere un dato approssimato per difetto perché non sempre è stato possibile registrare tutti i procedimenti» hanno precisato gli autori. (a. spi.)

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