Lavoro per i detenuti: Canton Mombello chiede aiuto

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Lavoro per i detenuti: Canton Mombello chiede aiuto
28 Novembre 2012
Testata news: 

L´INCONTRO. La direttrice della casa circondariale e il garante dei diritti dei detenuti hanno partecipato all´iniziativa organizzata dai rotary Club bresciani

Lavoro per i detenuti: Canton Mombello chiede aiuto FRANCESCA GIOIENI

Federica Pizzuto

Il vecchio carcere bresciano scoppia: ospita 520 reclusi quando i posti reali sono solamente 208

Presa a modello negativo delle gravi condizioni in cui versano le carceri nazionali, la casa circondariale di Canton Mombello vive una situazione che la stessa direttrice, Francesca Gioieni, definisce «esplosiva». Il numero, elevato all´eccesso, dei detenuti ospiti della struttura, circa 520 attualmente (ma si è giunti anche a 580 detenuti), a fronte di una predisposizione originaria per 208 persone, fa sì che le condizioni all´interno del carcere siano difficoltose non solo per chi vi è detenuto, ma anche per chi vi lavora.
NEI CASI DI MAGGIOR sovraffollamento, «i muri scricchiolano e il sistema salta», ammette con rammarico Gioieni, durante un incontro promosso dai rotary Club bresciani svoltosi nel pomeriggio di ieri nel Salone della rotary House di Palazzo Averoldi. «Il carcere non deve essere né un contenitore dove riversare, senza distinzioni, chi compie reati, né l´unica fonte di sicurezza civile», ha sottolineato la direttrice. Le condizioni di sovraffollamento e la spending review sarebbero, secondo la direttrice del carcere di Canton Mombello, le principali questioni da risolvere.
Per la risoluzione del primo problema sarebbero utili alcuni strumenti correttivi, ma tra tutti la possibilità di esecuzione della pena con misure alternative alla detenzione sembra essere il più valido, «anche perché - spiega la direttrice - l´esecuzione della pena all´interno degli istituti penitenziari produce effetti deleteri sulle persone». «Non ci si scordi che il carcere è palestra di crimine», aggiunge Emilio Quaranta, garante dei diritti dei detenuti, convinto che anche una distinzione dei reati commessi e una depenalizzazione sarebbero fondamentali. «Si sente una forte mancanza di riforme strutturali», ha affermato Quaranta, illustrando i due obiettivi principali del suo compito: non ghettizzare i reclusi; ridar loro dignità. Complesso risulta, in ogni caso, costruire percorsi alternativi alla detenzione, poiché devono basarsi su valutazioni specifiche e necessitano di un sistema di supporto che individui i soggetti idonei, delle strutture che possono offrire lavoro ai detenuti, di un controllo prima e dopo il lavoro.
IL CONTESTO del carcere bresciano presenta una caratterizzazione che rende ancor più tortuoso tale processo: l´elevata presenza di detenuti stranieri inibisce notevolmente la ricerca di misure alternative alla detenzione, poiché i detenuti stranieri spesso non possiedono né permesso di soggiorno né domicilio. In tali casi trovare alternative è ancor più difficile. L´interesse da parte della cittadinanza - da più parti è stata espressa solidarietà ai detenuti bresciani - potrebbe essere, soprattutto in tale procedimento, un valido aiuto. La stessa direttrice ha riferito di aver ricevuto alcune telefonate di imprenditori bresciani disposti a offrire lavoro ai carcerati. «In questa città i problemi di Canton Mombello sono sentiti, e lo si vede dalla vicinanza spicciola che i cittadini manifestano anche senza sollecitazione», ha sottolineato Francesca Gioieni. Le ha fatto eco Quaranta, evidenziando che tale vicinanza «fa sì che i detenuti si sentano uomini».

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